E’ già passato qualche giorno dall’amara sconfitta di sabato scorso all’Olimpico con la Roma,
e stiamo ancora cercando di metabolizzare questa incredibile battuta di arresto, ma ancor di più stiamo cercando di metabolizzare le infuocate dichiarazioni rilasciate nel post-gara dal nostro Presidente.
Alla vigilia della partita mi era tornata in mente la sconfitta del 2006 rimediata dal Palermo di Guidolin, non riuscendo a capire come mai mi ricordassi di certi episodi legati a quella partita, ai quali però prima di allora non avevo più pensato.
Il senno del dopo mi ha suggerito che si trattava probabilmente di un triste presagio.
Perché, anche se i protagonisti delle due partite sono quasi totalmente cambiati, quello che non è cambiato è stato lo svolgimento della partita e tutto quello che ne è scaturito dopo.
Ha davvero dell’incredibile la similitudine di tutti gli eventi che si sono succeduti prima e dopo la gara.
A cominciare dalle scelte tecniche fatte dai due allenatori:
Nel 2006 Guidolin lasciò fuori Di Michele, che in quel momento era il giocatore più in forma, per fare posto ad un evanescente Caracciolo, sicuro partente a giugno.
Stessa scelta ha fatto Delio Rossi che ha lasciato fuori un lanciatissimo Pastore per dare spazio allo svincolato Simplicio.
Scelte che in entrambi i casi si sono rivelate perdenti e che hanno fatto infuriare di brutto
Zamparini, che dopo la partita si è scatenato contro l’allenatore e contro la squadra alla sua solita maniera e cioè a mezzo stampa.
Che dire poi dell’arbitraggio condotto in maniera scientifica contro di noi?
Questo arbitro così fazioso è comunque la prova tangibile che certe cose nel calcio non cambieranno mai.
Come non cambierà mai l’atteggiamento autolesionista del nostro presidente a cui basta una sconfitta per distruggere e offendere in maniera plateale giocatori ed allenatore.
Forse più di tutto è questo che lascia noi tifosi amareggiati e delusi, perché non è possibile ripetere all’infinito gli stessi errori
Esiste un animale in natura, la processionaria, che spesso muore di fame perché gira sempre attorno a se stessa in tondo e non riesce più ad uscire dal suo cerchio mortale.
Le critiche ci possono, anzi ci devono stare, ma la derisione in pubblico è veramente inaccettabile.
La tristezza di Bovo, che ieri in conferenza stampa si è dichiarato ferito dalle offese gratuite del presidente, che lo ha definito giocatore da circo, non può lasciarci indifferenti.
Come si può pensare di dare motivazione ed entusiasmo alla squadra se i loro componenti sono soggetti a critiche feroci che Zamparini esterna platealmente ai media?
Critiche che vengono ovviamente enfatizzate e che finiscono poi con il destabilizzare tutto l’ambiente
Come ci sentiremmo noi se nel nostro quotidiano lavoro, il nostro capo al primo errore ci esponesse con le sue offese al pubblico lubridio?
Un conto è essere rimproverati in privato, un conto è essere gettato in pasto alla gente.
E noi sappiamo quanto possono essere influenzabili gli atteggiamenti e le azioni di certi tifosi.
Come vogliamo creare un gruppo unito e coeso se non si fa quadrato attorno alla squadra nei momenti difficili, soprattutto nei momenti in cui ci può essere uno sbandamento?
Una sconfitta per quanta amara non giustifica in nessun modo le offese pubbliche e gratuite che il nostro presidente riserva ogni volta che le cose vanno male al colpevole di turno (qualche settimana fa la vittima della sua collera fu Melinte, ora Bovo).
Verrebbe da chiedersi perché mai il presidente li ha acquistati, se nutre così poca stima nei loro confronti.
Noi che abbiamo a cuore le sorti del Palermo, temiamo molto queste situazioni, perché abbiamo, purtroppo, constatato come nel passato queste sfuriate pubbliche non hanno mai pagato, i rapporti s’incrinano, le motivazioni si azzerano, e tutto quel che di buono si è riuscito a fare in un colpo solo viene vanificato
Nessuno ha il diritto di comportarsi così, nemmeno chi è il proprietario di un’azienda, che possiede certamente i beni della sua impresa, ma non può comprare con i suoi soldi la dignità delle persone.
E’ questo sarà per sempre il limite del Palermo, questa mancanza di riservatezza del presidente, queste suo modo di andare in escandescenza in pubblico, che finisce inevitabilmente con il minare la serenità e l’armonia della squadra e tra i giocatori e la piazza..
Questo limite che io già da tempo ho ribattezzato con il nome di "tela di Penelope"
Già, proprio così, come Penelope tesseva di giorno la sua tela e di notte la disfaceva, così il nostro vulcanico presidente che ha fatto e fa tanto per il Palermo, a causa della sua irrefrenabile voglia di bacchettare a mezzo stampa tutto e tutti, non riuscirà mai a mantenere fede ad un progetto, al nostro progetto, rischiando di buttare alle ortiche ciò che di buono e positivo ha avuto la capacità di costruire fino ad ora.