L’ultima mia riflessione risale all’ormai lontano 9 agosto 2009, in piena estate ed in occasione del triangolare al Barbera che sanciva l’esordio sulla panchina rosanero di Coach Z, ovverosia di Walter Zenga, chiamato dal Presidente alla guida del Palermo dopo il divorzio (per noi tifosi doloroso) da Davide Ballardini. Già da quell’amichevole emersero tante perplessità sul non gioco espresso dalla squadra che in poco tempo aveva già smarrito quell’identità di squadra che le aveva cucito addosso Ballardini. Ero molto scoraggiata per quello che avevo visto e previsto quella sera, ma il ruolo di Cassandra non fa per me, per cui decisi di regalarmi una lunga pausa di silenzio. I proclami di Coach Z non mi hanno mai esaltato, perchè ritengo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Ma tra quanto proclamato da Zenga e quanto riusciva poi a farci vedere in campo c’era molto più di un semplice mare, c’era addirittura un oceano! Però il desiderio di porre un freno ai continui cambi e ricambi in panchina mi indussero appunto a scegliere il silenzio ed a stare vicina sempre e comunque alla squadra del mio cuore. Ma partita dopo partita i dubbi divennero sempre più certezze, i limiti tattici di Zenga cominciarono a produrre crepe sempre più profonde nell’armonia del gioco di squadra. Se si eccettua la partita contro la Juventus (che i maligni pensano sia stata l’unica vera bella gara perché il nostro allenatore è di fede interista) tutte le altre partite sembravano la clonazione di altre viste ai tempi di Colantuono Con la differenza che nel Palermo di Colantuono giocava un campione come Amauri, nel Palermo di Zenga un sempre più evanescente Cavani. Era palese che Coach Z non avesse la benché minima idea di come disporre gli uomini in campo, né di come sfruttare al meglio il potenziale umano a sua disposizione Ma il rapporto affettivo tra il Presidente e l’ambizioso tecnico sembrava immune da qualsiasi critica, fino alla disastrosa partita persa 3 a 1 con il Bologna. Dopo quella gara era ormai lapalissiano il limite tecnico di Zenga, bravo con le parole, ma ahimé in preda oramai ad un delirio tecnico-tattico mai visto al Barbera nemmeno ai tempi del peggior Colantuono. E la partita del riscatto quella contro il Catania che doveva essere una svolta, lo è stata per davvero, ma non come pensava o avrebbe voluto Zenga. Un pareggio con il sapore della sconfitta, scatenava irrefrenabile l’ ira dei tifosi contro Walter Zenga, mai amato, accettato a malincuore per amore del rosanero, ma oramai inaccettabile coach sulla panchina del Palermo. E così si è avuto l’ennesimo ribaltone, per la verità forse l’unico voluto da quasi tutti i tifosi, inevitabile, necessario e salutare per le nostre menti e i nostri cuori. Molti hanno visto in qualche giocatore una sorta di stanchezza mentale, un arrendersi all’ineluttabilità di quello che doveva accadere. E con l’amaro in bocca e grande dispiacere Zamparini finalmente ha preso l’unica decisione giusta che doveva essere presa, perché la gestione tecnica di Zenga è stata tra le più farneticanti viste a Palermo. Era dispiaciuto il Presidente e noi lo capiamo bene il perché, l’unico ad avere creduto in Coach Z era stato Zamparini, Zenga era stata la sua scommessa irrimediabilmente persa! Con grande umiltà e per il bene Palermo ha fatto quello che doveva essere fatto, consapevole che la stampa e chi gli vuol male non avrebbe perso l’occasione per screditarlo ed offenderlo. Decisone quanta mai saggia avere chiamato alla guida del Palermo un allenatore serio e preparato come Delio Rossi, che molti avrebbero voluto già a giugno. Ma recriminare non serve a nulla, conta solo ciò che da ora in poi sarà fatto E già da ieri sera con Delio Rossi in panchina si è tornato a vedere il Palermo giocare una vera partita di calcio al Barbera. Non ha fatto nulla di miracoloso il nuovo Mister, ha solo detto ai suoi giocatori di giocare come sapevano fare, come avevano ben giocato l’anno scorso al Barbera E si è rivisto Simplicio giocare lì dove è logico che debba giocare Simplicio, tra le linee dietro le punte, si è rivisto una squadra fraseggiare e una difesa schierata ben alta. Si è rivista corsa e concretezza. L’arrivo di Rossi coincide con il ritorno, dopo un lungo infortunio, della mente del Palermo, del poeta del centrocampo: Fabio Liverani, i cui tocchi di palla sono pura poesia. Ci siamo deliziati ieri sera, abbiamo rivisto il “nostro” Palermo, finalmente! Ed era ora, che si tornasse a giocare a calcio, quello vero, non il calcio delle parole e delle frasi ad effetto. La vittoria è stata importante certo, ma quello che è stato più importante è l’avere ritrovato una squadra, una trama di gioco, anche se c’è molto da lavorare e da recuperare. Delio Rossi lo sa, l’ha anche detto, e da persona seria quale egli è, sa che i proclami non servono, perché lui non è un rappresentante che deve venderci qualcosa (come ha ribadito in occasione della sua presentazione) lui è un allenatore che deve saper disporre al meglio degli uomini che ha, sfruttando le doti di ciascuno per il bene comune di tutta la squadra. Sa che deve restituire fiducia nei propri mezzi a questi ragazzi, qualcuno è stato mandato in modo scellerato allo sbaraglio, sa che deve ricostruire un identità di squadra e di gioco compromessa in maniera seria dalle scelte cervellotiche di un apprendista allenatore. Non è troppo tardi poiché il Presidente ha agito prima che la situazione fosse del tutto compromessa, e se il mio intuito di sempre non mi inganna, presto ritorneremo a giocare da Palermo e a divertirci come un anno fa. E tra un po’ ritorneremo a sognare qualcosa che realmente è alla nostra portata. Noi tifosi vogliamo sogni non illusioni ed utopie, sogni non chiacchiere e fumo. Benvenuto Mister Delio Rossi! Si volta pagina e mai come adesso questo avvicendamento mi riempie di gioia e riaccende in me un entusiasmo che 13 giornate di campionato avevano quasi spento. Ora finalmente si ritorna a lavorare, con serietà, con intelligenza tattica e con umiltà Come un aquila ferita che ritorna a volare alta nel nostro cielo Vola Palermo Vola! BY PINKLADY  |